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L'escursione che proponiamo è un anello che consente di apprezzare le principali emergenze naturalistiche delle Serre di Ciminna. Un  itinerario pedonale, suggestivo e vario, che da Contrada Santa Caterina raggiunge le serre a mt 721 slm, prosegue in cresta passando per la punta più alta (m 777), per l'ingresso della Grotta del Teschio e dall'Inghiottitoio di Ciminna. Rientrando, si passa dalle doline della Stretta di Caraci.
Il primo tratto del percorso riprende un'antica mulattiera che valica le serre in corrispondenza di contrada Cerami. A destra, due ampie doline, la più grande delle quali ospita in inverno anche una raccolta temporanea d'acqua.
Una volta valicato il versante, dai 680 mt slm si ha la più bella vista delle Serre. Da qui si possono ammirare le imponenti pareti di gesso selenitico costituite da grossi cristalli geminati a forma di ferro di lancia. Questo è anche il punto migliore per distinguere chiaramente le due successioni sedimentarie gessose sovrapposte e separate da una cengia in corrispondenza di uno strato argilloso: i gessi del primo e del secondo ciclo. I geologi, che indagano su eventi che circa sei milioni di anni fa hanno portato alla formazione di bacini evaporanti, hanno elaborato alcune affascinanti teorie per spiegare i gessi siciliani; la più famosa tra queste parla di una temporanea chiusura dello stretto di Gibilterra che, impedendo l'ingresso di acque atlantiche, ha consentito l'aumento della concentrazione di sali e la loro precipitazione ciclica in alcuni bacini marginali.
Uno dei bacini in questione è proprio questo di Ciminna, e lo strato di argilla che separa le due successioni testimonia un intervallo di tempo, tra due cicli di evaporazione, in cui si sono ripristinate le condizioni di mare a salinità normale. Percorrendo la cresta delle Serre di Ciminna, si ha anche la sensazione di trovarsi su un'onda solida di un mare pietrificato. Tutto intorno sono le ondulazioni dei campi arati e inverditi dalle piogge invernali interrotte a nord e ad ovest dai rilievi carbonatici dei Monti di Calamigna e della Rocca Busambra, e ad est dalla valle del fiume Torto che separa i gessi di Ciminna da quelli omologhi di Monte Misciotto (m 740).
LA VEGETAZIONE
Oltrepassato lo Stretto di Carcaci, altro valico storico tra due versanti delle Serre, proseguendo sull'orlo delle pareti di gesso si incontra la Grotta del Teschio, in cui ingresso è un pozzo verticale di circa 10 m di profondità che porta ad un terrazzino e ad un piccolo scivolo. Da qui, con un salto di tre metri, si giunge ad una stanza con una finestra sulla parete esterna, originata per gravità: la parte più esterna della parete di gesso, infatti, ha ceduto al suo stesso peso allargando le linee di fratturazione tettonica. Un teschio umano incastrato nella fessura sopra l'ultima stanza dà il nome al sito. Per esplorare questa grotta occorrono corde e imbracature, necessarie anche per esplorare l'Inghiottitoio di Ciminna, la forma carsica più importante dell'area, il cui accesso è costituito  da un pozzo di 12 m che conduce dapprima ad un'ampia galleria poi ad un tortuoso labirinto per un percorso totale di circa 180 metri.
Sulle pareti di gesso si riconoscono anche da lontano i grandi arbusti emisferici di Euforbia (Euphorbia dendroides) che già in gennaio cominciano ad ingiallirsi per la fioritura. Sulle rocce nude della cresta, procedendo verso la vetta, si incontra un'altra piccola pianta dalle foglie succulente e rametti contorti: si tratta della Borraccina dei Gessi (Sedum gypsicola) che, nonostante il nome, pare possa fare a meno del gesso per crescere, ma che se ne serve per sbaragliare la concorrenza di altre piante. Le piante che dominano l'altopiano gessoso sono la Disa (Ampelodesmos mauritanicus), graminacea perenne cespugliosa, e il Camedrio (Teucrium fruticans): Per ritornare, si passa a monte di un querceto relitto, con un interessante sottobosco aperto di Cisto (Cistus salvifolius), Ruta (Ruta chalepensis), Disa (Ampelodesmos mauritanicus) e Cymbopogon hirtus. Qui si può scorgere qualche grossa tana di istrice (Histrix cristata), grosso roditore di origine africana diffuso in tutta l'Italia meridionale che si nutre di radici e bulbi.
TRACCE DI STORIA
E' recente l'annuncio della scoperta in località "Pizzo di Ciminna" di un Santuario del IV secolo a.C. dedicato a Demetra, forse abitato dall'età del bronzo fino alla conquista romana. Pagine importanti di storia sono anche le cappellette e i santuari sparsi nel territorio. Ad esempio, la cappelletta di Cozzo Ferrato, costruita su uno spuntone di gesso su una delle vie di collegamento dal paese alle Serre, o la piccola chiesetta della Madonna di Loreto, che insiste sul valico della Trazzera Regia che collega Ciminna con Villafrati, importante via scelta come tracciato per il Sentiero Italia, noto sentiero escursionistico a carattere nazionale che in questo tratto percorre per intero le Serre di Capezzana e le Serre di Ciminna.

Testo di Giuseppe IPPOLITO tratto dal mensile di attualità, turismo e cultura SIKANIA 

Febbraio 2004

 

 

   

     

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